Sanzioni tardiva emissione fattura elettronica: come risolvere!

In questo articolo spieghiamo quali sono le sanzioni per tardiva emissione della fattura elettronica e come si può risolvere attraverso il ravvedimento operoso IVA.

1. Momento di effettuazione operazione IVA

Prima di spiegare quali sono le sanzioni per tardiva emissione della fattura elettronica, occorre innanzi tutto capire quando è obbligatorio emettere la fattura elettronica e trasmetterla al sistema di interscambio SDI.

Ora, la normativa IVA – contenuta nel DPR n. 633 del 1972 – disciplina il c.d. momento di effettuazione. Si tratta di un momento a partire dal quale l’IVA è dovuta su una prestazione di servizi o su una cessione di beni.

Per quanto riguarda le cessioni di beni, l’operazione si considera effettuata nel momento della stipula dell’atto nel caso di beni immobili oppure nel momento della consegna o spedizione se riguardano beni mobili.

Le prestazioni di servizi si considerano invece effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo.

Esistono una serie di regole speciali che non ha in questa sede senso ripercorrere, ma va tuttavia evidenziato che se prima degli eventi sopra evidenziati viene emessa la fattura ovvero viene pagato il prezzo l’operazione si considera effettuata.

Secondo la normativa contenuta nell’articolo 21 del decreto IVA, la fattura elettronica:

  • deve contenere l’indicazione della “data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, sempreché tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura”;
  • deve essere emessa “entro dodici giorni dall’effettuazione dell’operazione determinata ai sensi dell’articolo 6 del DPR n. 633 del 1972“.

Occorre notare che l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 14/E del 17 giugno 2019, ha evidenziato che l’obbligo di emettere la fattura entro dodici giorni riguarda anche le elettroniche veicolate tramite SDI.

Cerchiamo adeso di capire qual è la differenza tra la data della fattura e la data di emissione della fattura.

La data della fattura rappresenta il momento in cui l’operazione si considera effettuata secondo le regole descritte sopra. Se, ad esempio, si riceve un pagamento in data 15 gennaio dell’anno X, la data dovrà recare come data il 15 gennaio dell’anno X.  

La data dell’emissione della fattura elettronica è la data in cui il contribuente provvede a trasmettere la fattura elettronica allo SDI.

2. Sanzioni per tardiva emissione fattura elettronica

La mancata o la tardiva emissione della fattura elettronica entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione è punita con delle sanzioni molto elevate contenute nell’articolo 6 del decreto n. 471 del 1997.

Le sanzioni per tardiva emissione della fattura elettronica ammontano:

  • fra il 90% e il 180% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato con un minimo di 500 euro (articolo 6, comma 1, primo periodo e comma 4);
  • da euro 250 a euro 2.000 quando la violazione non ha inciso sulla liquidazione del tributo (articolo 6, comma 1, ultimo periodo);
  • tra il 5% ed il 10% dei corrispettivi non documentati se l’operazione è esente, non imponibile, non soggetta ad IVA oppure soggetta all’inversione contabile. Quando la violazione non rileva neppure ai fini della determinazione del reddito si applica la sanzione amministrativa da euro 250 a euro 2.000 (articolo 6, comma 2).

3. Sanzioni per tardiva emissione fattura elettronica: come risolvere con il ravvedimento!

Le sanzioni da pagare in caso di tardiva emissione della fattura elettronica possono essere ridotte tramite l’istituto del ravvedimento operoso IVA, previsto dall’articolo 13 del decreto n. 472 del 1997.

Vediamo le principali riduzioni delle sanzioni previste da tale norma:

  • 1/10 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene entro 30 giorni dalla data di omissione o dell’errore;
  • 1/9 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene entro 90 giorni dalla data dell’omissione o dell’errore;
  • 1/8 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione;
  • 1/7 del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione.

Vediamo degli esempi.

Esempio n. 1

Mario ha ricevuto il pagamento da parte del suo cliente in data 12 gennaio dell’anno X ed ha trasmesso allo SDI la fattura elettronica in data 29 gennaio dell’anno X. In questo caso, la fattura elettronica è stata emessa oltre i 12 giorni ma non ha comportato un minore versamento dell’IVA, dato che l’operazione è stata pur sempre computata nella liquidazione IVA di gennaio.

In questo caso la sanzione applicabile è pari a 250 euro e può essere sanata pagando 1/10 di 250 euro entro 30 giorni dalla trasgressione ovvero 1/9 di 250 euro entro 90 giorni dalla trasgressione.

Esempio n. 2

Mario ha ricevuto il pagamento da parte del suo cliente in data 12 gennaio dell’anno X ed ha trasmesso allo SDI la fattura elettronica in data 7 febbraio dell’anno X. In questo caso, la fattura elettronica è stata emessa oltre i 12 giorni ed ha altresì comportato un minore versamento dell’IVA nel mese di gennaio, dato che l’operazione non è stata computata nella liquidazione IVA di gennaio appunto.

In questo caso la sanzione applicabile è pari al 90% dell’IVA (con un minimo di 500 euro) e può essere sanata pagando (i) 1/10 del 90% dell’IVA (o 1/10 di 500, se il 90% della sanzione è minore di tale importo) entro 30 giorni dalla trasgressione ovvero 1/9 del 90% dell’IVA (o 1/10 di 500, se il 90% della sanzione è minore di tale importo).

4. Se l’ultimo giorno per la trasmissione della fattura elettronica allo SDI è sabato ovvero un giorno festivo è possibile rinviare l’emissione al primo giorno lavorativo?

Va infine precisato che alla fatturazione elettronica non si applica la disposizione di cui all’articolo 7, lettera h), del decreto-legge n. 70 del 2011, che consente di rinviare i versamenti e i pagamenti che scadono il sabato o un giorno festivo al primo giorno lavorativo successivo. Questo parere è stato dato dall’Agenzia delle Entrate nella risposta n. 129 del 2019. Secondo l’Agenzia delle Entrate, l’articolo 7, lettera h), del decreto-legge n. 70 del 2011 riguarda gli adempimenti che il contribuente deve assolvere nei confronti dell’Amministrazione finanziaria, mentre la fattura elettronica, è destinata alla controparte contrattuale affinché quest’ultima possa esercitare alcuni diritti fiscalmente riconosciuti (detrazione dell’IVA e deduzione del costo).

Il presente articolo ha uno scopo puramente informativo e divulgativo.

Le considerazioni in esso espresse non necessariamente si rendono applicabili al tuo caso concreto.

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Fatture false: 3 esempi e come difendersi!

In questo articolo spieghiamo come ci si può difendere se ti contestano l’utilizzo di fatture false.

Hai un’impresa ovvero sei un lavoratore autonomo e ti contestano l’utilizzo di fatture false relative a operazioni inesistenti?

Se sì, ti conviene leggere questo articolo.

1. Cosa sono e perché si fanno!

Deve innanzi tutto precisarsi che quando si parla di fatture false ci si riferisce alle c.d. fatture inesistenti.

Fatture false e fatture inesistenti sono, quindi, la stessa cosa.

Le fatture false inesistenti sono uno strumento non lecito che viene utilizzato sia da parte di società sia da parte di lavoratori autonomi per aumentare l’ammontare complessivo dei costi sostenuti.

Il motivo principale per cui una società o un lavoratore autonomo hanno interesse ad aumentare il volume dei costi sostenuti attraverso l’utilizzo di fatture false è quello di evadere le imposte. Ogni qualvolta viene utilizzata una fattura falsa, una società o un lavoratore autonomo paga, in sostanza, meno tasse alla fine dell’anno nella propria dichiarazione dei redditi. Attraverso queste operazioni fittizie nella contabilità aziendale vengono quindi annotati costi più alti e dichiarati utili complessivi più bassi rispetto a quelli effettivamente realizzati.

Guarda qui il nostro video.

2. Fatture false: cosa rischi?

Le sanzioni amministrative applicabili nei casi di fatture false relative a operazioni inesistenti variano dal 135% al 270% dell’imposta evasa.

Sotto il profilo penale chi utilizza fatture false relative a operazioni inesistenti rischia dai 4 agli 8 anni di reclusione. La stessa pena viene applicata a chi emette fatture false relative a operazioni inesistenti per consentire a terzi l’evasione delle imposte.

3. Quanti tipi di fatture false esistono?

Bisogna evidenziare che le modalità attraverso le quali si possono evadere le tasse con l’utilizzo di fatture false sono molteplici.

Tuttavia, si è soliti suddividere le fatture false o inesistenti in tre macro categorie.

Prima ipotesi di fattura falsa

La prima ipotesi di fatture false si ha ogniqualvolta la fattura viene emessa a fronte di operazioni non realmente effettuate.

L’esempio classico è il seguente.

La Società A emette una fattura di 1.000,00 euro nei confronti della Società B ma non esiste alcuna operazione (cessione di beni o prestazione di servizi): l’operazione esiste quindi solo sulla carta. Questo è il caso delle operazioni oggettivamente inesistenti (le cd. fatture false relative a operazioni oggettivamente inesistenti).

Il caso dell’utilizzo di fatture false per operazioni oggettivamente inesistenti si ha anche quando la fattura viene emessa da un soggetto solo formalmente esistente: società di capitali nella forma della S.r.l. che non ha dipendenti, che non ha un luogo in cui esercita l’attività e che generalmente dopo nemmeno due anni dalla costituzione viene cancellata dal registro delle imprese (c.d. società cartiera).

L’esempio classico è il seguente.

La Società A (che è appunto solo formalmente esistente) emette una fattura falsa di 1.000,00 euro nei confronti della Società B a fronte di operazioni mai effettuate.

Seconda ipotesi di fattura falsa

La seconda ipotesi di fatture false si ha ogniqualvolta l’operazione è stata realmente effettuata ma il prezzo applicato dal cedente/prestatore è di gran lunga più elevato rispetto al valore effettivo del bene o del servizio.

L’esempio classico è il seguente.

La Società A acquista dalla Società B un servizio di progettazione il cui costo è di 1.000,00 euro, ma la Società B emette nei confronti della Società A una fattura di 5.000,00 euro. Questo è il caso delle fatture false per sovrafatturazione (le c.d. fatture false per operazioni oggettivamente inesistenti per sovrafatturazione).

Terza ipotesi di fattura falsa

La terza ipotesi di fatture false si ha ogniqualvolta l’operazione è stata realmente effettuata ma il soggetto che emette la fattura è diverso dal soggetto che ha reso il servizio o ceduto il bene.

L’esempio classico è il seguente.

La Società A acquista dalla Società B un servizio di progettazione il cui costo è di 1.000,00 euro, ma la fattura di 1.000,00 euro viene emessa dalla Società C e non dalla Società B. Questo è il caso delle fatture false sotto il profilo soggettivo (le c.d. fatture false per operazioni soggettivamente inesistenti).

4. Fatture false: come difendersi!

In questo paragrafo spieghiamo come ci si può difendere nelle ipotesi in cui venga contestato dall’Agenzia delle Entrate l’utilizzo o l’emissione di una fattura per operazioni inesistenti.

Prima ipotesi

Come abbiamo accennato sopra, in questo caso secondo l’Agenzia delle Entrate ovvero secondo la Guardia di Finanza l’operazione non è mai è stata effettuata. Come ci si può difendere? Al fine di difendersi da questa contestazione, il contribuente dovrà fornire:

  • copia del contratto di vendita;
  • copia dell’ordine effettuato:
  • copia della corrispondenza;
  • prova del pagamento effettuato.

Qualora venga anche contestato il fatto che il cedente del bene o il prestatore del servizio è un soggetto fittizio occorrerà presentare documentazione volta a contrastare tale contestazione. In particolare, il contribuente – oltre ai documenti sopra citati – dovrà fornire:

  • i bilanci e le dichiarazioni del fornitore del servizio o del cedente del bene;
  • una visura completa;
  • le prove dell’effettivo svolgimento di un’attività commerciale;
  • la prova dell’esistenza della sede legale e della sede operativa del fornitore o del cedente.

Seconda ipotesi

Come abbiamo accennato sopra, in questo caso secondo l’Agenzia delle Entrate ovvero secondo la Guardia di Finanza l’operazione è stata effettuata applicando un prezzo superiore rispetto al valore del bene o del servizio acquistato.

Come ci si può difendere? Al fine di difendersi da questa contestazione, il contribuente dovrà innanzi tutto fornire delle osservazioni di tipo logico. Può essere in particolare utile confrontare il prezzo applicato dalle parti – alle quali viene fatta la contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate ovvero dalla Guardia di Finanza  –  con il prezzo applicato da altri fornitori al servizio reso o al bene ceduto.

Il confronto dimostrerà che il compenso o il prezzo indicato in fattura è in linea con quello di mercato, facendo decadere la contestazione.

Terza ipotesi

Come abbiamo accennato sopra, in questo caso secondo l’Agenzia delle Entrate ovvero secondo la Guardia di Finanza l’operazione è stata effettuata ma il soggetto che emette la fattura non è l’effettivo fornitore del servizio ovvero l’effettivo cedente del bene.

Come ci si può difendere? Al fine di difendersi da questa contestazione, il contribuente dovrà ricostruire in maniera precisa e puntuale la documentazione al fine di dimostrare che l’operazione non solo dal punto di vista cartolare(contratti e fatture) ma anche dal punto di vista sostanziale è stata effettuata con il soggetto che ha emesso la fattura.

Il presente articolo ha uno scopo puramente informativo e divulgativo.

Le considerazioni in esso espresse non necessariamente si rendono applicabili al tuo caso concreto.

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