Impugnazione intimazione di pagamento: come vincere

Hai ricevuto un’intimazione di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione e desideri opporti a essa? Allora, leggi bene questo articolo perché ti spiegheremo come...

Hai ricevuto un’intimazione di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione e desideri opporti a essa?

Allora, leggi bene questo articolo perché ti spiegheremo come possiamo aiutarti a risolvere in modo definitivo con Agenzia delle Entrate-Riscossione e liberarti dal debito fiscale.

Prima di iniziare la lettura vogliamo spiegarti in modo dettagliato perché è importante valutare con molta attenzione la possibilità di impugnare l’intimazione di pagamento.

L’intimazione di pagamento è un atto molto pericoloso con cui il Fisco esercita la pretesa creditoria.

E’ un atto con cui ti viene chiesto di pagare entro 5 giorni a partire dalla notifica.

Ove tu non procedessi in tal senso, il Fisco potrà avviare l’esecuzione forzata appena solo dopo 5 giorni dalla notifica.

Sei preoccupato? Puoi guardare QUI il nostro video.

Capiamo il tuo stato d’animo, ma sappi che con i professionisti giusti si può risolvere.

Sommario

1. Intimazione di pagamento: affidati a un avvocato tributarista

2. Intimazione di pagamento: di che cosa si tratta

3. Impugnazione intimazione di pagamento: come funziona

4. I vizi da contestare

5. Conclusioni

1. Intimazione di pagamento: affidati a un avvocato tributarista

Quando si riceve una intimazione di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione è consigliabile contattare un professionista specializzato.

L’avvocato tributarista è la soluzione ideale.

Ci sono tempi molto stretti per impugnare una intimazione di pagamento, che variano da venti a sessanta giorni, a seconda del tipo di ricorso che occorre presentare.

È per questo che occorre rivolgersi a chi ha esperienza concreta.

Prima di assumerci l’incarico, ti forniremo tutte le informazioni necessarie affinché tu sappia bene il processo da seguire per liberarti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Il nostro primo colloquio informativo è sempre gratuito.

2. Intimazione di pagamento: di che cosa si tratta

L’intimazione di pagamento è un documento che il concessionario della riscossione deve notificare al debitore quando l’espropriazione forzata non è stata attivata entro un anno dalla notifica della cartella esattoriale (o dall’avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Entrate o dall’Agenzia delle Dogane).

In questi casi, l’espropriazione deve essere preceduta dalla notifica di un’intimazione di pagamento.

La notifica di questo atto deve avvenire seguendo le modalità previste dall’articolo 26 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

Fai molta attenzione perché l’avviso contiene un invito ad adempiere all’obbligo di pagamento entro cinque giorni.

3. Impugnazione intimazione di pagamento: come funziona

L’intimazione di pagamento può essere contestata dinanzi al giudice competente per far valere fatti o circostanze accadute dopo l’invio della cartella di pagamento o dell‘avviso di accertamento.

A chi bisogna rivolgersi per risolvere l’intimazione di pagamento?

Devi sapere che la competenza per la gestione del ricorso tributario contro l’intimazione di pagamento cambia a seconda del tipo di richiesta effettuata dall’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Si deve impugnare intimazione di pagamento davanti le Corti di Giustizia Tributaria (la vecchia Commissione Tributaria Provinciale), nel caso in cui ti vengano richiesti dei tributi. Si tratta dell’IVA, dell’IRES, dell’IRPEF, del bollo auto e così via. In tal caso, l’impugnazione dell’intimazione di pagamento deve essere presentata entro 60 giorni dalla ricezione dell’atto.

Si deve impugnare intimazione di pagamento davanti il Giudice Ordinario, nel caso in cui ti vengano richiesti dei contributi INPS, INAIL e Casse di previdenza private. In tal caso, l’impugnazione dell’intimazione di pagamento deve essere presentata entro 20 giorni ovvero entro 40 giorni.

Per le contravvenzioni al codice della strada, ci si rivolge invece al Giudice di Pace.

4. I vizi da contestare

I vizi principali sono:

  • la prescrizione del debito;
  • i vizi di notifica;
  • la presenza di un piano di rateizzazione o un pagamento effettuato, ecc..

Nel caso in cui si contesti anche la mancata o invalida notifica dell’atto iniziale, è possibile sollevare obiezioni sulle modalità del procedimento e mettere in discussione la pretesa del Fisco.

Per contestare il diritto della parte che ha richiesto l’esecuzione forzata, è consigliabile presentare l’opposizione entro gli stessi termini previsti per contestare la cartella di pagamento o l’avviso di addebito (30 giorni per le sanzioni amministrative, 40 giorni per i crediti previdenziali).

Solo in questo modo sarà possibile sollevare eventuali questioni riguardanti la notifica e ottenere un esame completo della pretesa creditizia (in modo tale da far valere fatti che possono estinguerla, come la prescrizione o la decadenza del debito).

5. Conclusioni

Come abbiamo visto impugnare l’intimazione di pagamento è fondamentale per poter risolvere in modo definitivo con Agenzia delle Entrate Riscossione.

Se hai dubbi o ti trovi in una situazione di difficoltà economica, non aspettare: agisci subito per proteggere il tuo patrimonio.

Hai bisogno di assistenza per annullare l’intimazione di pagamento?

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