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REDDITOMETRO: DI COSA SI TRATTA?

Il Redditometro è lo strumento con cui si individuano gli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base dei quali possono scattare i controlli fiscali.

COME FUNZIONA IL REDDITOMETRO?

L’obiettivo del redditometro, come lo è quello del PNRR, è quello di ridurre quella dilagante evasione che i più miti metodi di compliance non riescono a mitigare.

L’Agenzia delle Entrate può determinare sinteticamente il reddito del contribuente sulla base della sua capacità di spesa: se c’è uno scostamento del 20% fra reddito dichiarato e spese sostenute possono scattare i controlli.

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Redditometro

QUALI VOCI VENGONO CONTROLLATE?

Per quanto riguarda gli elementi di spesa indicativi di capacità contributiva e contenuto induttivo, l’elenco delle voci di spesa analizzate dal Fisco, indicate nella Relazione illustrativa sul decreto MEF con il dettaglio completo e le regole operative, sono riconducibili alle seguenti macro-categorie:

Consumi (generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature; abitazione; combustibili ed energia; mobili, elettrodomestici e servizi per la casa; sanità; trasporti; comunicazioni; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; altri beni e servizi)

Investimenti (immobiliari e mobiliari); risparmio

Spese per trasferimenti

Il dettaglio delle diverse voci di spesa è dunque ampio, spaziando dai beni di largo consumo, a quelli per mutuo, affitto, utenze e collaboratori domestici.

COME DIFENDERSI DAL REDDITOMETRO?

L’accertamento può scattare nel caso in cui le spese superino del 20% il reddito dichiarato.

Nel momento in cui scatta un accertamento da determinazione sintetica, puoi dimostrare che le spese sono state affrontate con:

– Redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta

– Redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte o legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile Redditi di soggetti diversi dal contribuente

Risparmi

Puoi provare, inoltre, che le spese attribuite hanno un diverso ammontare. In caso di accertamento sintetico, inoltre, il giudice deve procedere con la valutazione analitica delle prove presentate in giudizio dal contribuente (cfr.: Corte di Cassazione, Ordinanza n. 5504 del 21 febbraio 2022) senza limitarsi a giudizi sommari, ma riferendosi ai documenti utilizzati nel corso del processo.

Se anche tu temi di poter essere una vittima del redditometro, contattaci e trova la soluzione migliore per risolvere il tuo problema con il Fisco!

redditi esteri

REDDITI ESTERI: SE NON LI DICHIARI, RISCHI!

Redditi esteri, come immobili, conti correnti, attività finanziarie di varia natura, non dichiarati totalmente o parzialmente nel quadro RW della dichiarazione dei redditi? Potresti rischiare un accertamento.

redditi esteri
Redditi esteri non dichiarati

COSA ACCADE QUANDO NON SI DICHIARANO I REDDITI CHE POSSIEDI ALL’ESTERO?

L’Agenzia delle Entrate ogni anno effettua controlli sulla correttezza dei redditi di fonte estera da te dichiarati. Questo tipo di controllo viene effettuato analizzando i dati pervenuti dalle agenzie fiscali degli stati esteri, proprio al fine di sanzionare coloro che, pur detenendo attività reddituali all’estero, non le hanno inserite nel cosiddetto “quadro RW” del modello Unico.

È necessario prestare la dovuta attenzione quando si detengono attività finanziarie in Paesi che possono essere definiti Paradisi Fiscali.

L’omessa indicazione di queste attività nella dichiarazione dei redditi comporta un raddoppio dei termini di accertamento, al fine di consentire all’Amministrazione Finanziaria di avere un prolungamento temporale per l’attività accertativa.

Tale prolungamento dell’azione accertatrice porta con sé una ulteriore presunzione importante, ovvero il fatto che tali attività non dichiarate si presumono costituite con redditi sottratti a tassazione italiana. Le ordinarie sanzioni legate all’omessa o infedele dichiarazione, inoltre, sono raddoppiate come indicato nell’ art. 12, co. 2 D.L. n. 78/09.

In situazioni come queste potresti essere pesantemente sanzionato per aver violato il cosiddetto obbligo di “monitoraggio fiscale”, oltre a permettere all’Amministrazione finanziaria di presumere che i redditi esteri non dichiarati siano stati frutto di evasione (art. 12 del D.L. n. 78/2009).

In questa tipologia di controlli in sostanza, l’Agenzia delle Entrate è legittimata ad avvalersi di un termine di accertamento prolungato, per l’esattezza, raddoppiato!

In sostanza, oggi potresti subire un controllo che potrà “retrocedere” fino a 8 annualità se l’Agenzia delle Entrate riscontra delle incongruenze tra i dati in suo possesso e quelli da te dichiarati

REDDITI ESTERI: LE DIVERSE MODALITÁ DI CONTROLLO MESSE IN ATTO DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’Agenzia delle entrate può effettuare i controlli adottando diversi metodi.

La prima modalità consiste nell’invio di una lettera di compliance, quando il contribuente ha presentato la dichiarazione dei redditi e ha omesso o dichiarato in modo errato redditi di fonte estera

Un altro modo per controllare può avvenire attraverso la richiesta di invito a comparire per instaurare un procedimento di accertamento con adesione quando il contribuente non ha presentato la dichiarazione dei redditi in Italia e ha omesso la dichiarazione dei redditi di fonte estera.

IN CHE MODO PUÓ CONCLUDERSI IL CONTRADDITTORIO CON IL CONTRIBUENTE?

Il contraddittorio con il contribuente può concludersi in tre modi:

  1. Archiviazione per non luogo a procedere, qualora sia emersa l’insussistenza delle condizioni per procedere all’accertamento. In questo caso il contribuente ha prodotto la documentazione utile a far cessare la pretesa del Fisco.
  2. Atto di adesione, qualora il contribuente intenda definire la propria posizione non volendo o non potendo contestare la posizione dell’Agenzia delle Entrate
  3. Atto di accertamento, ove il contribuente non si sia presentato in contraddittorio o non abbia definito l’accertamento con adesione a seguito del contraddittorio.

Se anche tu hai redditi all’estero o non hai una posizione fiscale chiara, rivolgiti subito agli esperti di 4tax che ti guideranno verso la risoluzione migliore del tuo problema con il Fisco.

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ACCERTAMENTO CON ADESIONE

SAI COS’È L’ACCERTAMENTO CON ADESIONE?

L’accertamento con adesione, te lo ricorderai, è quel procedimento che consente al Fisco e al contribuente di trovare un accordo in fase di accertamento fiscale in modo da evitare lunghi processi contro l’Amministrazione finanziaria.

Accertamento con adesione.

A questo procedimento possono aderire tutti i contribuenti e vale per tutte le imposte dirette e per le principali imposte indirette senza vincoli di importo. Se questo procedimento si conclude con esito positivo il contribuente usufruisce della riduzione delle sanzioni a un terzo.

Bene, ma che valore hanno i documenti redatti in sede di accertamento nel momento in cui non si raggiunge nessun accordo? Il Fisco, e quindi il giudice, possono utilizzare i documenti prodotti in un procedimento di accertamento con adesione non perfezionato come prove determinanti per decidere la causa?

Ebbene, la risposta è !

Con l’ordinanza n. 6391/2022 la Corte di Cassazione si esprime favorevole al suo utilizzo.

Quello che ancora non è del tutto chiaro è fino a che punto questi documenti possono davvero essere decisivi in sede processuale.

Il giudice, inoltre, può valutare anche la condotta delle parti per stabilire se il mancato perfezionamento è stato causato da eventi non riconducili a loro. In questo modo si evita che venga estremizzata l’una o l’altra tesi e si mantiene così una condotta piuttosto equa.

Risulta quindi chiaro che in ogni caso il documento conserva tutta la sua validità, motivo per cui è bene sempre fare attenzione a quanto si dichiara e si verbalizza durante il processo di accertamento. Per evitare eventuali sanzioni o situazioni complesse che possono portarti a compiere degli errori, rivolgiti sempre ad un team di professionisti in grado di suggerirti il percorso migliore per la tua situazione.

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